L’Anai-Associazione Nazionale Archivistica Italiana ha seguito con grande attenzione la situazione del complesso veneziano della Celestia, antico monastero adibito a sede del deposito dell’archivio comunale.
La ventilata trasformazione dell’edificio in studentato universitario, allo stato attuale oggetto di modifica, è stata al centro di alcuni articoli ove correttamente si fa presente che le carte del Comune di Venezia non possono essere trasferite senza seguire le procedure previste del Codice dei beni culturali e del paesaggio”.
L’Anai, nel perseguire le proprie finalità statutarie, ritiene di doversi esprimere in merito richiamando alla spesso critica questione delle sedi archivistiche, che nel caso degli enti pubblici locali sono migliaia. Nel caso in questione (che risulta essere in qualche modo esemplare dei rischi che ogni decisione comporta) l’Anai ritiene opportuno che siano rispettate la fondamentale funzione degli organi preposti alla tutela e la “triangolazione” tra gli enti preposti alla tutela e alla gestione dei beni dello Stato (Ministero, Demanio, Comuni) e gli organi periferici del Ministero stesso (le Soprintendenze archivistiche e bibliografiche, poste a presidio del territorio).
L’Anai auspica che le procedure che si attiveranno nella gestione del caso tengano conto delle rispettive delicate competenze e responsabilità, che in un primo tempo non sembravano essere state considerate.
Si ribadisce, peraltro, che ogniqualvolta si affrontano temi relativi a edifici nei quali hanno sede archivi degli enti pubblici, le procedure disposte dalle norme di Legge sono cogenti e implicano la doverosa interlocuzione con gli uffici periferici del Ministero della Cultura, ai quali soltanto spetta, verificate le situazioni, esprimere le autorizzazioni o i dinieghi e prescrivere le cautele necessarie a salvaguardia del patrimonio documentario.

E’ di questi giorni, inoltre, la notizia del crollo di una parte della sede del Tribunale di Bolzano: anche in questo caso la presenza delle carte di quell’importante Ufficio dello Stato vede in campo la determinante funzione dell’organo periferico del MIC, che interviene a tutela dei fondi archivistici: l’Anai intende sottolineare il tema della tutela di registri e fascicoli (recenti e storici), che nelle centinaia di sedi della Giustizia italiana meritano un’attenzione in ordine allo stato di sedi e impianti, agli strumenti descrittivi e conseguentemente al personale archivistico formato da dedicare alle operazioni sul materiale.
Va sottolineato che il modello conservativo italiano, ormai plurisecolare, tiene conto della divisione amministrativa del Paese, articolato in province già dai tempi degli Stati preunitari. Tale modello prevede la presenza capillare degli istituti archivistici sul territorio per ragioni logistiche, ma anche di appartenenza: uffici e servizi dello Stato sono definiti su base provinciale e tale assetto si riflette nell’organizzazione degli archivi che contengono le carte degli organi statali. Le prerogative degli Istituti, dei loro dirigenti e degli organi di vigilanza e tutela sono fissate secondo un organico impianto normativo che consente di mettere a punto gli interventi e di conoscere le esigenze anche molto specifiche che si manifestano in vari modi e luoghi.

Roma, 7 agosto 2026
Il Direttivo nazionale

 

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